MADRE - LINGUA

  • MADRE - LINGUA

    MADRE - LINGUA

    Con il sostegno del MiC e di SIAE nell'ambito del programma "Per Chi Crea" 2025

    TEATRO STABILE DELL'UMBRIA
    presenta

    MADRE-LINGUA

    con GIULIA TRIPPETTA

    di GIULIA BARTOLINI e GIULIA TRIPPETTA

    tecnico e perfromer MATTEO BERGONZONI

    scene e luci PAOLO MANTI

    sound designer VANJA STURNO

    distribuzione AGIDI

    regia e drammaturgia GIULIA BARTOLINI

    Crediti

Giulia Trippetta in:

MADRE - LINGUA



È un monologo / un soliloquio / un dialogo con il pubblico che attraversa il linguaggio contemporaneo come fosse una trappola,

cercando di capire se è ancora possibile dire la verità
o almeno, dire qualcosa.

LA NOSTRA MADRE-LINGUA È MORTA. QUESTO È IL SUO FUNERALE. NOI SIAMO QUI PER SEPPELLIRLA.

Non parliamo di italiano, parliamo della lingua che usiamo per raggiungerci, la capacità originaria di entrare in contatto.

Una donna sola in scena, armata di parole, tenta di parlare la lingua in cui è nata e da cui è stata espulsa. Ogni parola che pronuncia è insieme una carezza e un’offesa mentre lei tenta di capire cosa resta del linguaggio.

Tra concerto, stand up, confessione e rito pop, MADRE-LINGUA attraversa il politicamente corretto, il corpo, il desiderio, il fallimento, la pornografia dell’opinione e l’impossibilità di comunicare.

E allora non resta che questo: usare fino all’ultimo pezzo di quella stessa lingua per seppellirla e ballare sopra il suo cadavere.

 

NOTE DI DRAMMATURGIA di Giulia Bartolini

Cosa resta del linguaggio? Di questa nostra lingua madre?

Non ci interessa il linguaggio come tema teorico o accademico. Ci interessa il linguaggio quando fallisce. Quando prova disperatamente a raggiungere qualcuno e non ci riesce più.

Il linguaggio ha smesso di essere corpo molto prima di smettere di essere suono.

Mettiamo da parte il politically correct, e alziamo un nuovo manifesto.

MADRE-LINGUA non parla di una lingua nazionale, ma dell’origine: di quella lingua corporea che esiste prima ancora della grammatica, una lingua fatta di respiro, battito, suono, fame, desiderio, paura. Una lingua che non si parla soltanto, ma si attraversa fisicamente, una lingua che è suono di mille tamburi: una lingua organica.

MADRE-LINGUA è un urlo comico che nasconde in sé il desiderio di tornare a una lingua vera. Siamo ancora in grado di pensare o pensiamo solo ciò che dovremmo pensare? Affrontiamo questo nucleo con una comicità schietta, dura, che si contraddice da sola e poi si ribalta, che si nega e poi si autoafferma, dialogando con il pubblico e con sé stessa.

La scrittura si costruisce  come una partitura instabile. Il pensiero non procede in modo lineare ma per accumulo, fratture, ripetizioni, ritorni, cortocircuiti. La parola diventa materiale vivo, continuamente sul punto di collassare. Stand up, invettiva, confessione, concerto e rito convivono nella stessa struttura, cercando una forma capace di contenere insieme ironia, violenza, comicità, dolore e fallimento.

Anche la regia nasce da questa necessità di costruire uno spazio ambiguo, sospeso tra festa collettiva e cerimonia funebre. Come se il pubblico fosse convocato a una veglia contemporanea, a un ultimo rito intorno a qualcosa che è già morto: la nostra capacità di essere umani.

Al centro dello spazio scenico un altare, una consolle, un luogo di celebrazione e di sacrificio: uno spazio sonoro e rituale in cui il linguaggio viene continuamente evocato, consumato, deformato. L’immaginario del rave entra nel lavoro non come citazione estetica, ma come dispositivo umano e drammaturgico. Il rave è forse uno degli ultimi luoghi contemporanei in cui il corpo tenta ancora una forma collettiva di comunicazione attraverso il ritmo, il suono, la ripetizione, la trance.

MADRE-LINGUA è un funeral rave: una festa, una veglia e un addio insieme.

MADRE-LINGUA è il nostro respiro dopo il balzo, il nostro primo e ultimo canto, ciò che abbiamo da dire su questo spaventoso contemporaneo.

Date tournée


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