Niccolò Fettarappa
Niccolò Fettarappa (Roma, 1996) si laurea in filosofia con una tesi su Theodor W. Adorno. Nel 2019 scrive Apocalisse Tascabile, che debutta in scena nel 2020. Lo spettacolo ottiene numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio In-Box 2021, il Premio Direction Under30 2020, il Premio della Critica al Nolo Fringe Festival, il Premio Italia dei Visionari e arriva in finale al Premio Rete Critica 2022.
Nel 2022 porta in scena Solo Quando Lavoro Sono Felice, prodotto e distribuito dalla Corte Ospitale, che riceve una Menzione Speciale al festival Forever Young e vince il Bando Ferrara OFF. Nello stesso anno collabora con Radio 3 per la messa in onda del suo testo Nel mio bagno di sangue.
Nel 2023 debutta con La Sparanoia – Atto unico senza feriti gravi purtroppo, prodotto da Sardegna Teatro e AGIDI.
Nel 2024 firma la drammaturgia e la regia, insieme a Nicola Borghesi, di Uno spettacolo italiano, con cui condivide anche la scena. Lo spettacolo è una produzione di Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, AGIDI e Sardegna Teatro. Sempre nel 2024, viene ospitato nella giornata di apertura di Hystrio Festival per una lettura di suoi lavori teatrali.
Nel maggio 2025 nella rassegna Wordbox del Teatro Stabile di Bolzano presenta Il Perdente – Commedia con disprezzo. Lo stesso anno, il progetto teatrale Scemi del villaggio, scritto e interpretato da Niccolò Fettarappa, con Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri, prodotto da AGIDI, vince il Bando SIAE – Per Chi Crea 2024, nella sezione dedicata alle Nuove Opere (debutto a dicembre 2025). Insieme a Lorenzo Guerrieri, conduce il corso di perfezionamento per attrici e attori del Teatro di Roma e i laboratori teatrali presso Carrozzerie n.o.t. di Roma. I suoi testi sono pubblicati dalla casa editrice Ronzani. Per le edizioni Tlon esce, sempre nel 2025, il libro Showpero - Manifesto selvaggio contro il talento scritto insieme a Lorenzo Maragoni.
Lo stesso anno Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale co-produce insieme a Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, AGIDI e Sardegna Teatro il nuovo spettacolo Orgasmo – Prosa dispaciuta sulla fine del sesso, testo finalista al premio Pier Vittorio Tondelli / Riccione Teatro nel 2023, di cui è autore, regista e interprete (debutto a gennaio 2026). A luglio 2025 va in scena a Bologna con Ustica - Una cosa che non fa ridere, all’interno della programmazione realizzata in occasione dell’anniversario della strage; il testo viene poi registrato e trasmesso in onda su Rai Radio3.
Fettarappa è dalla stagione 2025 artista associato al Piccolo Teatro di Milano.
In Scena
SCEMI DEL VILLAGGIO
SCEMI DEL VILLAGGIO è un progetto teatrale che vuole riscoprire la città come per la prima volta, con uno sguardo satirico, beffardo e irridente. Protagonista è il territorio e il nostro rapporto conflittuale con i diversi spazi sociali, i paesi di provincia, le metropoli, i luoghi di villeggiatura. Ci proponiamo come scemi del villaggio, come aedi non richiesti che cantano le nevrosi del vivere cittadino, cantori pellegrini di città che in tutto il mondo tendono sempre più ad assomigliarsi e ad omologarsi secondo i dictat del mercato e del turismo. Con feroce ingenuità ci interroghiamo sul significato di “spazio pubblico” e su come in concreto esso si realizzi nelle nostre città. Come “stiamo insieme” nelle nostre città? Male, ci stiamo molto male.
Nell'attuale contesto sociale, siamo tutti più insoddisfatti e psicolabili, ossessionati dall'idea di dover fuggire, di dover prenderci del tempo per noi, di dover viaggiare in ogni capo del mondo per accrescere il nostro capitale esperenziale, mentre il concetto di viaggio perde ogni anelito rivoluzionario o ribelle e diventa routine consumistica. In una serie di quadri comico-picareschi raccontiamo questa nevrosi che ci pervade, che ci rende tutti goffi, disadattati al vivere cittadino, sempre nervosi, in preda ad ansie e paranoie urbane di vario genere. Tutto intorno a noi si gentrifica e abbiamo il terrore che l'unico modo di sopravvivere sia aprire una gelateria tipica in un centro storico tipico di un paese tipico.
Le città sono infatti sempre più inabitabili. I diversi spazi urbani tendono tutti a farsi non-luogo, luoghi di passaggio, luoghi della prevedibilità videosorvegliata in cui è impossibile incontrare uno sconosciuto, spazi comuni organizzati per stare da soli. La relazionità, il dibattito, sono esclusi dai luoghi pubblici. L'Altro è diventato un altro solo privato, privatistico, confinato nella sfera dell'intimo, nelle chat personali su Whatsapp. La strada, la piazza, non sono più luoghi per incontrarsi ma posti dove spendere soldi, comprare l'ennesimo prodotto inutile e al massimo farsi un selfie fugace. L'urbanistica sviluppa sempre più l'idea di una città a misura di cartellone pubblicitario, a misura di McDonald's, al massimo a misura di turista, che è sempre in massa e nota soltanto ciò che luccica di più. Nelle città lo spazio pubblico tende progressivamente a scomparire. I DDL Sicurezza intanto sfrattano gli occupatori abusivi, pure fossero donne incinte. La casa non è contemplata tra i diritti dell'uomo. Scompaiono persino le panchine, sradicate dai decreti sul decoro urbano. Sempre più convintamente siamo tutti devoti alla proprietà privata e il termine “comunità” ci fa in fondo un po' imbarazzo, ci sembra buono solo per il voucher delle programmazioni teatrali.
Lo spazio urbano sta andando alla malora, perde vitalità, si fa anonimo, grigio, e tutti noi, in ambienti urbanisticamente così depressi, ci scopriamo più smorti. Ci chiediamo se, morendo, le nostre città siano almeno ancora in grado di un ultimo grido.
SCEMI DEL VILLAGGIO | Teaser 1