LABIRINTITE (titolo provvisorio)

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    LABIRINTITE (titolo provvisorio)

    Un progetto di Angela Finocchiaro, Walter Fontana, Cristina Pezzoli

    In scena Angela Finocchiaro e otto danzatori in via di definizione

    Testo di Walter Fontana

    Regia di Cristina Pezzoli

    Coreografie originali di Hervé Koubi

    Crediti

La nuova produzione 2018 che ha per protagonista Angela Finocchiaro.

Angela è un’attrice.

Armata e corazzata di tutto punto, annuncia al pubblico che finalmente interpreterà un personaggio nuovo (“non la solita milanese nevrotichina che mi fanno sempre fare”). Maschio, forte, coraggioso, persino bello. E soprattutto eroe: Angela sarà Teseo, il mitico personaggio che entra nel Labirinto per liberare gli Ateniesi e il mondo dal mostruoso Minotauro. Angela affida a uno spettatore un grosso gomitolo di filo (“non lo molli, mi raccomando”) ed entra nel Labirinto.
Appena dentro, l’inaspettato. 

Angela precipita nel vuoto (“ma non era orizzontale?”) e atterra in un luogo ignoto, dove viene immediatamente privata delle armi da misteriose figure, le Creature del Labirinto. Una di esse scivola in sala e con un forbicione recide il filo in mano allo spettatore.
Angela resta sola.

Disarmata e disorientata, è costretta a intraprendere un viaggio all’interno di questo strano labirinto, luogo visionario dove esistono muri parlanti, apparizioni oniriche, presenze originate dal mito che la sottopongono a una sequenza di prove tragicomiche per saggiare le sue qualità eroiche.

Di fronte all’archetipo classico del mito (risolutezza, altruismo, consapevolezza delle forze naturali, serena accettazione della morte) Angela si rivela una specie di archetipo della contemporaneità (indecisione a oltranza, egoismo, rimozione del procedere del tempo, accettazione della morte solo se capita ai cattivi dei film).

Il Labirinto diventa un mezzo attraverso cui esplorare i labirinti personali e collettivi del nostro presente, simboleggiati dalla nostra antieroina.

Angela è sconcertata. “Da qui non si esce trovando l’uscita” le dice l’ombra di Dedalo, che quel luogo tortuoso l’ha progettato. Angela capisce che deve affrontare uno scontro fatale. La storia dà voce in modo inaspettato anche al grande antagonista che si aggira in quei corridoi, il Minotauro.

In montaggio alternato con le peripezie di Angela, scopriamo che il mostro è un tipo solitario e lunare, che alterna momenti di ferocia ad un’innocenza infantile. Di suo sarebbe vegetariano, il mito lo costringe a divorare con disgusto giovani corpi umani. Seppellito dal patrigno in quella prigione perché considerato una vergogna impresentabile, è destinato a smaltire per l’eternità solitudine e noia.

I due contendenti si avvicinano al contatto decisivo. Angela ci arriva stremata dal confronto col mito ma sarà proprio l’aver toccato il fondo a donarle, nel corso del duello, la forza e l’allegria di inventare un nuovo finale, rivitalizzante per sé e per il mito stesso.

Parte fondamentale della narrazione è affidata alle Creature del Labirinto, otto danzatori che interagiscono con Angela Finocchiaro che è protagonista di uno spettacolo comico, brillante e sorprendente, che per la prima volta vive di molteplici linguaggi intrecciati: danza, monologo, scenografie “viventi” e musica.

 

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