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Libero.it_19 aprile 2010

Baciare Sabrina? Uno sporco lavoro (ma che s'ha da fare)

di Sara Gambèro
Avreste mai detto che il mago Oronzo, nella realtà è un uomo "rattristato dalla poca magia che c’è nel mondo"? E che l’amicizia è un privilegio che i comici non possono permettersi? (a parte qualche eccezione, come quella con Mago Forrest). Raul Cremona ci ha parlato di questo e altro ancora. Per esempio di quando fu costretto a baciare l’attrice cult del nostro cinema. (E sua moglie non voleva…).

raul e ferilliSei in scena nei teatri con Hocus molto pocus (A Roma, al Parioli, dal 20 al 30 aprile). Se dovessi mettere un sottotitolo al tuo spettacolo?
Sarebbe: non giocate con la playstation ma con la scatola della "prestidirigizzazione".
Cioè?
Noi da piccoli giocavamo con i giochi di prestigio, mentre oggi i ragazzi passano il loro tempo con i videogiochi. E secondo me ci divertivamo più noi che loro con tutti sti effetti speciali.
Hai cominciato da piccolissimo con la magia?
Da bambino, a 7 anni ho avuto la mia prima scatola di prestigio. Poi sono diventato prestigiatore, funambolo, comico …
Hai sterzato verso la comicità perché non ti è venuto qualche trucco e l’hai buttata sul ridere?
No, semplicemente al mio primo spettacolo dovevo fare una esibizione di manipolazione di anelli cinesi. Dopo un minuto che li muovevo a tempo di musica, ho preso un microfono e ho comincio a parlare. Non mi riusciva di stare zitto. Ho subito capito che è meglio dire cose inutili che cose sensate
Nel tuo spettacolo ci saranno il mago Oronzo, il maschilista Omen e Silvano?
Nella prima parte del mio recital cerco di far capire com’era Raul da piccolo e come ci si possa divertire ancora con i giochi di prestigio, quale è senso del mio incanto. Il secondo tempo è invece dedicato ai personaggi televisivi che il pubblico ama.
Avrai dei compagni di viaggio?
Avrò sempre con me Lele Micò, compositore e "Felipe", amabile disturbo...
Chi o cosa fa ridere oggi Raul Cremona?
Il vero Raul è l’esatto opposto del Raul da palcoscenico. Quest’ultimo è simpatico, confidenziale, dissacrante, comunicativo. Il primo è un uomo rattristato dalla poca magia che vede intorno a sé. Quel che mi fa ridere è l’intelligenza non provocatoria, quella tipica del clown, che non ha propositi né vuole insegnare. Che suggerisce un'alternativa intelligente, fa riflettere attraverso la sua innocenza. Non amo la prosopopea di chi vuole dirti per forza le cose come stanno.
Nei tuoi spettacoli infatti non parli mai di politica o attualità
No, è vero, i miei sono personaggi senza tempo, delle maschere eterne: l’attore non attore (Jacopo Ortis), il mago pasticcione (Mago Oronzo), il cafone, il maschilista impenitente (Omen). Personaggi che non vogliono insegnare nulla ma nei quali puoi scoprire le banalità che ci circondano.
E cosa ti fa veramente incazzare?
L’inettitudine e la mediocrità. Il rivendicare privilegi quando non esiste talento. Amo pensare che gli uomini di talento posseggano delle doti che vanno loro riconosciute. Perché non siamo tutti uguali. E quando vengono riconosciuti privilegi a chi non ha capacità, mi arrabbio. Dovrebbe esserci una meritocrazia divina, ma so che è una utopia.
Quella umana non funziona benissimo?
Non mi pare proprio.
Chi è il comico, per te?
L'ho sempre considerato una via di mezzo fra il prestigiatore e "buffo". Hai presente il buffone medievale, quel giullare col cappello a sonagli e il bastone, che ha con sé un prisma capace di mostrarti mille sfaccettature diverse che prima non vedevi? Ma chi è davvero non si sa, forse non è nemmeno di questa terra. E non chiederlo a lui, non saprebbe dirtelo…
Hai un mago e un comico di riferimento?
Tanti, ho mentori da tutte le parti. A livello di comicità ho sempre amato Totò ed Eduardo De Filippo. Nella magia Silvan e certi maghi americani che seguivo quando ero piccolo e che hanno influenzato le mie scelte. Comunque il mio modo di rapportarmi al palcoscenico si rifà alla comicità di Jerry Lewis e Totò.
C’è uno fra i tuoi personaggi cui sei particolarmente legato?
In modo particolare al Mago Oronzo. L’esercizio clownesco consiste nel diventare "altro". E questa è una sensazione che possono provare solo i comici: in una serata trasformarsi in un altro corpo, un’altra voce, un’altra personalità. Puoi diventare arrogante, strafottente, saccente, millantatore. E io sono legato al mago Oronzo perché è stato il primo a concedermi questo privilegio.
Che ricordi hai della gavetta degli inizi?
Sono stati anni molto duri, basati sulla capacità di prevedere il futuro, in cui mi chiedevo: "Cosa succederà domani, potrò vivere di questo?" Ma la risposta non c'è. Andiamo avanti con una sorta di cecità, in cui il presente è più forte di tutto il resto.
Non hai mai pensato di mollare, di cambiare lavoro?
Se negli anni vedi che i sogni non si realizzano cominci a pensare di aver sbagliato. Ma personalmente non ho mai avuto questo dubbio: se il pubblico applaudiva, voleva dire che qualcosa di giusto c’era.
A Zelig siete tutti così amici come sembra o c’è della sana rivalità?
Di vera rivalità non parlerei, però l’amicizia è un privilegio che un comico non può permettersi. Ci sono delle simpatie, ma alla fine ci si limita a essere intelligenti conviventi. Per seguire questa strada devi andare avanti da solo, come uno scalatore in solitaria
Perché dici che l’amicizia è un privilegio che non ci si può permettere?
Considera la vita che facciamo: oggi sono ad Ascoli Piceno, domani a Modena, dopodomani a Milano, poi Roma, poi vado a Napoli. Ogni tanto capita che qualcuno mi dica: "Sai che tu mi hai chiamato sul palcoscenico, eravamo a Vicenza nel 1984...". E io come faccio a ricordare, con la vita nomade che faccio. Se l’uomo si ferma e riflette sul suo stato, finisce che smette di fare il comico!
Col mago Forrest però nell’ultima puntata di Zelig vi siete presentati insieme. Siete amici?
Michele lo conosco dall 1984 e con gli anni la nostra amicizia si è rafforzata. Abbiamo fatto un percorso artistico simile, riconosciamo la fortuna che abbiamo avuto: siamo gli unici due personaggi del panorama "magicomico" italiano attualmente esistenti. Un tempo c’erano Silvan e Binarelli, oggi Raul Cremona e Mago Forrest. Noi ce ne compiaciamo, perché ci ricordiamo quando da ragazzini pagavamo per vedere da spettatori quel mondo di cui oggi siamo protagonisti.
E col mago Silvan, che rapporto c’è? Ha preso sportivamente la tua parodia?
Una volta gli hanno chiesto se c’era un mago che stimava e lui ha risposto: Raul Cremona. Tra me e lui c’è grande rispetto e amicizia, ci accomuna la passione per l’illusionismo. Stiamo ore a parlare dei grandi del passato. Io sono l’altra faccia della medaglia, quella più ridanciana, godereccia, cazzara, lui rappresenta la parte "alta".
L’imprevisto più divertente capitato durante un tuo spettacolo?
Una volta ad Alba c’era un palcoscenico che dietro aveva un corridoio che conduceva a un auditorium. Siccome c’era una importante convention e tutto il pubblico non stava nel teatro, l'hanno messo metà di qua, metà di là. Io facevo dieci minuti, poi attraversavo di corsa il corridoio e andavo nell'auditorium.
Almeno ti hanno pagato doppio?
Macché, ho lavorato su due palcoscenici ma sono stato pagato con un cachet solo!
Hai lavorato in tv in Anna e i cinque, com’è stato baciare la Ferilli?
Bella domanda. Mia moglie non voleva che la baciassi. L’ho convinta dicendole: "Tesoro, è uno sporco lavoro ma qualcuno lo deve pur fare..."
E come è andata?
Devo dire che è stata una bella emozione. Anche se il bacio è avvenuto sotto un diluvio torrenziale, e lei era coperta da cinque persone mentre io come un pirla stavo sotto la pioggia. Ma tutta quell’acqua ne è valsa la pena...
È appena morto uno dei pionieri della comicità italiana, Raimondo Vianello. Un tuo ricordo?
Ricordo una cosa bellissima. In realtà non l’ho mai conosciuto, sempre e solo incrociato. Una volta ero a Domenica In, lui mi passa davanti, mi guarda negli occhi e con quel suo sorriso sornione mi dice semplicemente: "Ma a te, perché non ti fanno fare di più?" Dietro questa affermazione c’era tutto un mondo..
In che senso?
Il duro mestiere del comico, la fatica che facciamo. È stato come se volesse dirmi: "Io ti capisco, lo so, ci sono passato anch’io. Sono stronzi, ma guarda che hai talento". Tutto riassunto con una semplice battuta. Non ho avuto più modo di parlare con lui.

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