La Stampa, 7 febbraio 2006
"LA BESTIA NEL CUORE" primo nostro candidato dal 1999 di Benigni
Comencini: sbagliavo a non crederci noi italiani abbiamo poca autostima.
ROMA. Poche speranze razionali, ma, sotto sotto, nella parte più nascosta dell’istinto, qualcosa la spingeva a pensare che sì, che forse l’obiettivo si poteva raggiungere. Felice, ma anche lucida e precisa, come è nella sua natura, Cristina Comencini confessa che a farla sperare era stato soprattutto «l’apprezzamento emotivo» con cui «La bestia nel cuore» è stato accolto alle proiezioni americane. Sull’altro piatto della bilancia, pesavano, però, le considerazioni pratiche: «Abbiamo avuto un tempo veramente limitato per poter lavorare in America, solo una settimana, e poi noi, in Italia, sbagliamo spesso, pensiamo che le cose non vadano e invece vanno». Al suo fianco siede Giovanna Mezzogiorno, protagonista del film, vincitrice alla Mostra del cinema di Venezia del premio per la migliore interpretazione femminile.
Qual è l’elemento del film che ha maggiormente colpito e interessato i membri dell’Academy?
«Prima di tutto il fatto di aver visto rappresentata un’Italia, quella di oggi, che non vedevano da tempo. Poi il modo scelto per raccontare la storia, il fatto che, pur trattando un argomento drammatico, la pellicola abbia una parte di commedia, la gente in sala rideva molto e questo la riconciliava con la durezza del tema. Poi in tanti mi hanno chiesto degli attori, a una proiezione c’è stata una signora che somigliava molto a Angela Finocchiaro, il pubblico non la finiva di andarsi a complimentare tanto che lei alla fine è venuta chiedermi di dire pubblicamente che lei non era la Finocchiaro».
Che cosa pensava quando pensava in negativo, cioè di non entrare nella cinquina?
«Ho un padre calvinista, c’erano argomenti razionali che mi spingevano a fare le ipotesi più nere. Poi però Matteo De Laurentiis ha fatto le carte e ha detto che sarei entrata, insomma, meglio essere napoletani che valdesi».
«La bestia nel cuore» è stato candidato in un’annata in cui sembra che Hollywood sia maggiormente concentrata su temi seri, importanti. E’ d’accordo?
«Si, penso che la nostra candidatura sia anche il segno di una tendenza, e cioè che in America siano tornati ad avere successo film che danno emozione, ma che fanno anche riflettere».
Dopo l’incidente di «Private», candidato dall’Italia, ma poi scartato dall’Academy perchè non in possesso dei requisiti necessari, lei dichiarò che «La bestia nel cuore» aveva le caratteristiche per poter essere preso in considerazione. Perché?
«Credo che, nella scelta del film da designare, bisognasse soprattutto chiedersi quale fosse il tipo di cinema in grado di avere successo all’estero. Ho verificato, nelle prime proiezioni americane, che il mio film ha grandissime possibilità di piacere, ho sentito una forte empatia con il nostro cinema, e poi quando vedi una sala in piedi che batte le mani...Sono contenta di poter dire di far parte di una generazione di registi che ha ricreato il legame con il pubblico».
Fulvia Caprara


