Repubblica-Milano, 27 novembre 2009
Casale politico e sentimentale
Andare in scena con uno spettacolo su Fernanda Pivano a pochi mesi dalla sua scomparsa espone al rischio di fraintendimento, anche se l’idea è nata molto prima e la sua musa ispiratrice ha fatto in tempo ad approvarla. Detto questo, Giulio Casale ha vinto la scommessa. La sua Canzone di Nanda non ha niente della celebrazione posticcia. È piuttosto un lungo grido di protesta, un viaggio politico e sentimentale sulle tracce di chi non si è allineato al potere delle convenzioni.
E se le citazioni degli amici di Nanda non mancano (la Beat Generation, Hemingway, Henry Miller, Erica Jong, Bret Easton Ellis), a funzionare è la spirale ininterrotta che trasforma parole, canzoni (Dylan, Tenco, De André, Brel, Casale) e video (ben studiati da Lucio Diana come una lanterna magica che moltiplica gli effetti) in un unico oggetto scenico. Compatto e incalzante. L’asciutta regia di Vacis tiene la barra lontano dalle tentazioni retoriche, mentre Casale si concede senza parsimonia. A volte anche troppo, ma sempre concentrato sull’obiettivo: una serata di teatro canzone engagé e molto emozionante, di buona musica e pensieri non banali.
Sara Chiappori
Repubblica-Milano, 27 novembre 2009


