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Repubblica, 22 agosto 2009

Memorie, parole, poesie e canzoni vanno in scena i diari di Fernanda Pivano

ROMA L' addio a Fernanda Pivano l' hanno dato in tanti, ieri a Genova: i suoi lettori e i tanti amici da Dori Ghezzi, a Fabio Fazio. Ma la sua arte vivrà ancora a lungo. Si, perché oltre ai suoi libri e alle sue traduzioni, c' è ancora un tesoro nascosto tra le carte di Fernanda Pivano, un'immensa eredità di storie e appunti che attraversano tutto il Novecento. Testi che Giulio Casale porterà in scena dal 17 novembre, partendo dal Piccolo di Milano, con La canzone di Nanda (regia di Gabriele Vacis, scene di Lucio Diana, prodotto dalla Agidì), uno spettacolo di teatro-canzone ispirato ai Diari della Pivano. «L' idea nasce dal mio amore definitivo per il teatro canzone, dopo aver passato due anni a portare in giro Polli d' allevamento di Gaber e l' anno scorso Formidabili quegli anni, ispirato al libro di Mario Capanna. L'intenzione è sempre la stessa, una rappresentazione che impatti il presente senza tralasciare il passato. In più c' è l' amore profondo per Fernanda Pivano, l' omaggio a lei attraverso i suoi amori letterari e musicali».
Cosa c' è in queste pagine che riguarda il presente?
«Il percorso l' ho creato io, conoscendo bene i suoi scritti, ma anche grazie ai lunghi dialoghi che ho avuto la fortuna di avere con lei. Quella dei beat è un' idea presentissima, ma anche Henry Miller, una specie di padre degli scrittori beat, e poi ancora Hemingway, Saroyan di cui la Pivano dice che ci ha fatto scoprire cos' era la letteratura americana. Ci saranno tanti percorsi ideali che spero possano dire molto sul presente».
Come diventerà teatro tutto questo?
«I testi di riferimento sono i suoi diari, sarà una narrazione in terza persona: "Nanda dice..." , io narro la sua narrazione, e le canzoni vanno a punteggiare il racconto. Ci saranno Bob Dylan e Fabrizio De André soprattutto, da cui lei fa discendere tutto, io poi ci ho aggiunto Tenco, che nei suoi anni rappresentò un atteggiamento innovativo, in particolare la canzone E se ci diranno, che è molto in sintonia con quello che dicevano gli scrittori beat. La musica è importante ovviamente, e anche questo riguarda la Pivano, è come se lei ci avesse cantato una canzone di libertà, di amore per certe pagine di letteratura, è questo il suo grande insegnamento».
Dopo la riproposizione di Gaber lei ora sta andando avanti nel solco del teatro-canzone. Crede che sia una strada destinata a crescere?
«Vedo che è la tentazione di molti, ed è comprensibile, la strada è affascinante, un mestiere complesso ma anche molto fruibile per il pubblico. Recitazione, scrittura, canto, qualcosa che spezza e muove la scena, è un mestiere bellissimo».
GINO CASTALDO

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