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La canzone di Nanda
Parlandoci di Fernanda Pivano, Giulio Casale non ci parla solo di lei, "la Nanda", ma anche di se stesso, delle sue passioni, dei suoi amori, delle sue idiosincrasie. Certo ci racconta una storia di vita, di agnizione, di scoperta. Una bellissima storia di cultura e di amicizia, di condivisione con i geni "maledetti" di un'epoca che sembra preistoria, che parte dagli anni Cinquanta e Sessanta, anzi prima ancora, grazie al pungolo di Cesare Pavese e corroborata dalla vicinanza affettuosa a Ernst Hemingway, chiamato confidenzialmente (dalla Pivano) "papa", ma affermatasi con la scoperta - dovrei dire l'adozione - senza se e senza ma della beat generation, di Ferlinghetti, Kerouac, Corso, Ginzberg, Burroughs.
Forse solo una bella donna senza vizi, intelligente come Pivano, poteva, rimanendo sempre se stessa, trasformarsi nella tenace e solidale osservatrice e compagna di strada di quei ragazzi che sconvolsero la cultura, la pruderie degli Anni Sessanta in America. Giulio Casale ci racconta dunque di questa donna prima giovane, poi matura, poi anziana, sempre entusiasta, sempre pronta a farsi stupire e sempre aperta alla scoperta, magari di De André ascoltato al juke box in un bar di Nervi. E insieme ci racconta un'epoca filtrata anche attraverso la musica e le immagini in movimento del coinvolgente video di Lucio Diana, da Jacques Brel a Bob Dylan a Woody Guthrie, il menestrello proletario degli esclusi, con il loro disgusto per il mondo borghese e benpensante che circondava i giovani leoni che facevano la fronda qui in Europa e i ribelli con causa là, negli States.
Canta anche Tenco e sue canzoni Giulio Casale che, lo confessiamo, abbiamo imparato a conoscere solo ai tempi di Polli di allevamento di Gaber - Luporini nel 2006 (recensione). Canzoni forti, canzoni non solo cantate ma "dette": con la voce, con il corpo, con il gesto. Il Giulio Casale di La canzone di Nanda (la "canzone" che ha percorso tutta la vita di questa donna formidabile, scomparsa lo scorso anno, secondo lui è una musica ininterrotta fatta di parole, di suoni, di immagini, di memorie, di incontri) ne ha fatta di strada come interprete rispetto a quello di allora, anche grazie alla regia non invadente ma presentissima, calibrata al millimetro, di Gabriele Vacis che con il teatro di memoria, di racconto ci va a nozze.
Giulio Casale sta sotto i riflettori con una padronanza assoluta suonando la chitarra o cantando su base musicale o in piedi al leggio e il suo pubblico entusiasta lo ricambia con grandi applausi a scene aperta. Sì, perché questo spettacolo cominciato in luoghi più piccoli, raccolti di fronte alla grande platea dello Strehler ha mostrato di sapere parlare a molti. Una bella prova e un bellissimo omaggio alla Nanda dei poeti e dei giovani scrittori Usa ma anche all'elzevirista del Corriere, nostra signora intelligente e umana di una Milano affamata e innamorata di cultura che, ahimè, ci appare quanto mai lontana.
17 febbraio 2010
Maria Grazia Gregori


